È la testa a rompersi, non il muro raccoglie quarantotto lettere di Antonio Gramsci, scritte tra il 1926 e il 1937 dal confino, dal carcere e dalle cliniche, ai familiari e alla cognata Tatiana Schucht. Una prima raccolta uscì da Einaudi nel 1947. Questa è un'antologia di Lēgēre: quarantotto lettere su quattrocentoventotto, scelte sul tema della detenzione, riprodotte per intero e in ordine cronologico. Il titolo è una frase della lettera del 19 maggio 1930.
Si comincia a Ustica, nel dicembre 1926, con il racconto dei sedici giorni di isolamento a Regina Coeli e del viaggio in catene. Seguono la cella misurata e la giornata descritta ora per ora, i due passerotti, il Natale in carcere, il letto di ferro, la rosa nel cortile, le due lettere al mese consentite, le sigarette tagliate in tre. Poi le notti senza sonno del 1932 e del 1933, la censura che decide che cosa si può scrivere e ricevere, la clinica di Formia, le fotografie dei figli. L'ultima pagina è una lettera breve al figlio Delio.
Le lettere sono nell'italiano del primo Novecento, a volte lunghe, a volte di poche righe. Il libro si legge in circa due ore e mezza e si può aprire in qualsiasi punto: ogni lettera è intera, con la data e il destinatario nel titolo e, a piede di pagina, il numero che ha nell'edizione Einaudi completa.
Informazioni bibliografiche
| Titolo | È la testa a rompersi, non il muro |
| Autore | Antonio Gramsci |
| Anno | 1947 |
| Lingua | Italiano |
| Genere | Lettere |
Tratto da: Lettere dal carcere / Antonio Gramsci ; a cura di Sergio Caprioglio ed Elsa Fubini. Torino : Einaudi, 1965 (nuova ed. riveduta e integrata sugli autografi, con centodiciannove lettere inedite)
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