Con gli occhi chiusi è un romanzo di Federigo Tozzi, scritto nel 1913 e pubblicato nel 1919, considerato il suo capolavoro e uno dei testi più significativi della narrativa italiana del primo Novecento.
Di forte impronta autobiografica, il romanzo racconta la storia di Pietro Rosi, giovane debole e insicuro che cresce nella campagna senese tra il podere di Poggio a' Meli e la trattoria di famiglia a Siena. Oppresso da un padre, Domenico, autoritario e dispotico, Pietro riversa le proprie speranze nell'amore per Ghìsola, una giovane contadina dal carattere ambiguo e malizioso. Ma Pietro non sa vedere: vive il suo amore con gli occhi chiusi, ingenuo e incapace di cogliere gli inganni che lo circondano. La delusione finale è bruciante e definitiva.
I personaggi rispecchiano figure reali della vita dell'autore: nel padre tirannico si riconosce il padre di Tozzi, nella madre fragile e malata la propria madre, in Ghìsola una donna amata in gioventù. Il romanzo è un'esplorazione impietosa dell'inettitudine — incapacità di agire, di amare, di vivere in modo autentico — che attraversa tutti i personaggi, nessuno dei quali riesce a uscire dalla propria sofferenza.
La prosa di Tozzi è asciutta, essenziale, a tratti violenta, con lampi di lirismo che rendono la pena quotidiana quasi fisica. Per la sua attenzione alla psiche e all'inconscio, Con gli occhi chiusi è considerato un'opera che anticipa i temi centrali del modernismo europeo, collocandosi a metà strada tra il naturalismo verista e il romanzo psicologico novecentesco.
Informazioni bibliografiche
| Titolo | Con gli occhi chiusi |
| Autore | Federigo Tozzi |
| Anno | 1919 |
| Genere | Romanzo autobiografico |
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